immagine testata
introduzione
Testimoni e maestri materiali per un laburismo cristiano.
Introduzione.

Sono molte le ragioni del fare memoria oggi.

Esse stanno anzitutto nella superficialità e forse nell’accidia delle generazioni mature, indotte a pensare che i punti di riferimento che le hanno sorrette nell’impegno siano tali anche per le nuove generazioni. Non è così. La memoria, se non viene organizzata, si disperde e svanisce.

Siccome vi è un rapporto stringente tra passato e futuro, e chi non sa di dove viene non sa neppure dove andare, la cura delle radici non è elemento politicamente facoltativo. Soprattutto in una fase dove le storie finiscono. Anche le grandi storie di partiti gloriosi.

E perché allora le motivazioni dell’impegno non vengano meno è necessario metter mano alle culture, ai punti di riferimento, ai maestri, ai manifesti, ai proclami. Ci vuole la pazienza di tornare a scendere nella vecchia miniera.

Se Machiavelli ammonisce che nei periodi di crisi le Repubbliche debbono “pellegrinare” ai loro principi, prima di lui il vecchio Seneca ricordava che nessun vento è favorevole per chi non conosce il porto. Dunque, passato e futuro.

Anche perché la crisi che da troppo tempo attraversiamo, quella che Gabriele De Rosa ha chiamato “la transizione infinita”, non è crisi di regole o di sistemi elettorali: è crisi, appunto, di cultura e di personale politico. Crisi “paretiana” in senso classico. Di qui l’esigenza di fare memoria e di organizzare memoria. A partire dai nostri maggiori.

Non perché la storia sia – come suggerisce Nietzsche – il succedersi di grandi biografie, ma perché il popolarismo, il cattolicesimo democratico, la grande stagione del Partito Popolare prima e della Democrazia Cristiana poi, sono impensabili a prescindere da alcune grandi figure, al punto che, commisurate con le stature che la fase attuale ci assegna, si è presi dalla sgradevole sensazione di veder nani figli di giganti.

Sensazione che ci obbliga a un’opera di attenzione e di scavo. Non consentita dalle “letture veloci” in corso e di corsa. Che ci obbliga a riflettere e – dicevano i Padri della spiritualità cristiana – a “ruminare” il pensiero dei maestri. Anche quando resta indigeribile, mai fino in fondo assimilabile, come nel caso di quei testimoni che hanno scandito, inquietandola e illuminandola con la loro radicalità, la nostra storia politica – personale e politica. Anche loro indimenticabili. Necessari. L’elenco ne sarebbe lunghissimo: basti qui aver adunato quelli da cui non sapremmo in nessun modo prescindere.

Probabilmente si tratta di una fune spezzata. E certo, scavare non è ancora portare in superficie, tanto meno trasmettere a valle. Altri sono i luoghi e i passaggi dell’organizzare memoria; tutte ulteriori le occasioni per reinvestirla, per valorizzarla. Eppure non c’è memoria senza perdita – e una storia non dura che nella cenere, come insegna il Poeta. Quanto remote suonano a tratti le voci qui convocate, altrettanto espressive risultano all’improvviso nel diverso scenario, nel vuoto di pensiero e prospettiva, se si vuole.

Si pensi solo a un’idea di lavoro in cui la persona incontra la storia, il quotidiano incarna il trascendente, la creatura si incardina alla comunità, la “sventura” allude al Regno. O a un’idea di politica come celebrazione della festa umana, articolazione della felicità possibile, diaconia del piano divino sulla creazione. Vene di metallo prezioso nel giacimento della memoria. Scaglie del laburismo cristiano, materiali della tradizione spirituale e politica alla quale ci sentiamo pur sempre assicurati.

E orgogliosamente devoti.

torna alla scheda libro