I Patriarchi. Di Pino Stancari.
Introduzione di padre. Pio Parisi s.j.
Il Genesi è il “libro dell’inizio” o, meglio, il “libro degli inizi”: tutto ciò che comincia trova nel libro del Genesi la parola adatta e l’interpretazione pertinente. La nostra esperienza di credenti, ce lo conferma: tutto ciò che principia, in un modo o nell’altro, trova il proprio contesto interpretativo nel libro del Genesi. Siamo alle prese con quegli “inizi” in cui tutto comincia; e tutto comincia, perché Dio è il protagonista dell’inizio.
Leggere il Genesi significa confrontarsi con una vicenda che comincia; più esattamente significa confrontarsi con quell’iniziativa assoluta che appartiene soltanto a Dio, perché è competenza e prerogativa di Dio. Il libro del Genesi ci impone di restituire a colui da cui tutto proviene il primato dell’iniziativa. È Dio l’inizio: da lui tutto proviene.
A lui compete l’iniziativa per quanto riguarda la creazione dell’universo, per quanto riguarda la storia dell’umanità, per quanto riguarda quella storia particolare che è la storia della salvezza. Dio apre un discorso, che andrà man mano crescendo e maturando.
Agli inizi della nostra fatica, desiderando anche noi accostarci a queste pagine della Sacra Scrittura, restituiamo senz’altro l’iniziativa al Signore onnipotente. È lui che convoca; è lui che parla; è lui che ci propone il suo discorso e ci invita a intervenire nel dialogo che egli stesso ed egli solo ha aperto e saprà concludere, quando e come vorrà.
Per noi ha senso iniziare, perché Dio precede il nostro inizio con il suo. Possiamo intraprendere questa nostra piccola e modestissima impresa, perché Dio ci ha preceduti con la sua iniziativa: sua è la parola e suo è il discorso; accogliamo allora la sua proposta, il suo gesto e il suo intervento.
Tutto è gratuito, perché sempre l’iniziativa appartiene a Dio. Per noi, infatti, non c’è altro inizio, se non quello che è radicato nella gratuità di Dio. C’è un inizio per noi, insomma, in quanto ci consegniamo alla volontà di Dio, che gratuitamente opera e gratuitamente realizza.
In queste pagine ci occuperemo degli inizi della storia della salvezza. Quando si dice “storia della salvezza”, si intende quella particolare porzione di storia che il Signore onnipotente ha circoscritto nell’arco della grande storia umana, per farne lo strumento della sua operosità redentiva, che rimane valida per tutti i tempi e per tutti i luoghi. La storia della salvezza va da questi inizi, ossia dalla chiamata di Abramo, fino ai discepoli di Gesù.
Essa ci fornisce gli elementi per interpretare tutta la storia umana, compresa la nostra storia di oggi, così come quella delle generazioni precedenti alla nostra. Questa storia particolare, dunque, diventa il criterio in base al quale si può comprendere il senso, il valore e l’orientamento della storia universale. Questa storia particolare va da Abramo fino a Gesù, e fino al costituirsi della primitiva comunità dei discepoli attorno al Signore risorto.
Nel Genesi incontriamo gli inizi: la battuta d’avvio, l’impulso di partenza, la spinta originaria. La storia della salvezza si andrà modulando e sedimentando nel corso delle generazioni successive; essa passerà attraverso svolte di ogni tipo momenti di involuzione e di decadenza, ma anche fasi di esaltazione e di luce , finché giungerà al suo compimento nell’incarnazione del Figlio di Dio.
L’inizio della storia della salvezza è già un momento complesso: esso si presenta già carico di un’inesauribile ricchezza. Eppure è soltanto l’inizio. I capp. 12-50 del Genesi contengono la storia dei patriarchi, di cui ci occuperemo in questo volumetto. Diamo allora soltanto uno sguardo preliminare ai primi undici capitoli del Genesi, che costituiscono un vero e proprio libretto a sé stante, spesso definito Libro delle origini, o anche “il libro della preistoria biblica”.
Nei capp. 1-11 del Genesi ci viene presentata la sintesi delle fondamentali premesse teologiche alla storia della salvezza. In essi leggiamo i racconti relativi alla creazione, al peccato e agli interventi con cui Dio vuole riscattare le sue creature decadute. Si tratta di una sintesi teologica molto densa e compatta, che fu elaborata, in una fase ormai assai matura della storia della salvezza, da teologi particolarmente competenti.
Utilizzando il linguaggio del racconto, della raffigurazione parabolica e dei repertori didattici, costoro svilupparono un vero e proprio insegnamento teologico circa quelle grandi verità che erano divenute ormai inequivocabili punti di riferimento per la fede d’Israele: Dio creatore; la caduta e la decadenza delle creature; l’intenzione divina di riscattare le sue creature salvandole.
Nel Libro delle origini, dunque, attraverso itinerari teologici diversi e molto sapientemente calibrati, gli autori sacri sviluppano queste tre affermazioni fondamentali: 1) tutto esiste in forza della volontà libera e buona di Dio; 2) la creatura umana si è ribellata, provocando uno stato di generale disordine; 3) Dio vuole salvarla.
Tra il cap. 11 e il cap. 12 del Genesi non c’è da registrare semplicemente uno sviluppo di ordine narrativo. Si constata qui un vero e proprio salto di tono: si passa da un’introduzione teologica alla storia vera e propria, che si inizia con la chiamata di Abramo.
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